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A volta mi capita di avere un lavoro | Cosa fa un PM?

Quando dico che faccio la PM da anni alcune persone mi chiedono ''ma dai che figata, com'è essere un pubblico ministero?!'' no amo, io faccio la project manager non il pubblico ministero lol.

Poi quando spiego effettivamente cosa fa un pm mi chiedono dove trovi la pazienza.

Alcuni PM senior che fanno questo da decenni ogni tanto hanno pronunciato le frasi più divertenti che io abbia sentito in questo ambito, una tra tutte ''Mi**ia nessuno sognerebbe di fare il pm'' ma a me fondamentalmente piace. E pure tanto.

E oggi vi racconto un po' di più di quella che ad oggi è una piccola parte della mia vita lavorativa ma che ho fatto per 10 anni, un po' da freelance e, per la maggiore, all'interno delle agenzie di comunicazione!
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Che cosa fa un Project Manager?

Se dovessi riassumere in una sola frase, direi che il Project Manager è l'architetto che fa si che un progetto non crolli. Non è solo colui che "gestisce" un progetto, ma è la persona che lo fa nascere (o comunque fa da ostetrica, se così possiamo dire, ovvero, magari l'idea non è sua, però aiuta ''la madre aka ceo/owner'' a far recapitare al mondo ''il pargolo aka progetto''), crescere e arrivare a destinazione, risolvendo problemi e tenendo unita la squadra.

Il suo lavoro consiste in un ciclo continuo:

  • Pianificazione: Prima di tutto, definisce gli obiettivi, le scadenze e le risorse necessarie. È la fase in cui si decide la rotta da seguire.
  • Esecuzione: Qui si entra nel vivo. Il Project Manager coordina il team, distribuisce i compiti e si assicura che tutti lavorino in armonia per raggiungere gli obiettivi prefissati.
  • Monitoraggio e controllo: Non basta avviare un progetto, bisogna anche seguirlo. Il PM tiene d'occhio i progressi, valuta i rischi e interviene prontamente se qualcosa non va come previsto.
  • Chiusura: Una volta completato il progetto, il PM si occupa di formalizzare il risultato, documentare i successi e trarre insegnamenti per il futuro.

Insomma, il Project Manager è il punto di riferimento per il team e per i clienti. Grazie a lui, un'idea si trasforma in un risultato concreto, in modo efficiente e controllato.

(scusate io sto ancora ridendo per la metafora sul parto)

Perché il Project Management è così importante per un'azienda?

Avere una figura di questo tipo significa avere il controllo, da ricordarci sempre IN MANIERA SANA, ed esistono molteplici modi per non creare un clima di terrore nei team. Un'azienda che investe nel Project Management può contare su:

  • Efficienza: I progetti vengono completati nei tempi e nei budget stabiliti, evitando sprechi di tempo e denaro.
  • Risultati garantiti: L'attenzione costante agli obiettivi riduce il rischio di fallimento e assicura che il prodotto finale sia di alta qualità.
  • Miglioramento continuo: Ogni progetto è un'opportunità per imparare. I PM analizzano i processi e li ottimizzano per i progetti futuri, rendendo l'intera azienda più forte e competitiva.

Il Project Management ''secondo me''

Non sono arrivata al project management seguendo un percorso lineare. Non sono entrata in un'aula universitaria pensando: "ecco il mio futuro". Diciamo che il Project Management mi ha solo trovata. Il mio è stato un viaggio, una storia fatta di deviazioni, scoperte e, soprattutto, di persone.

Per tanto tempo, il project management mi è sembrato un mondo fatto di diagrammi, scadenze, budget e report. Roba da robot. Ma c'è qualcosa che ho imparato sulla mia pelle, qualcosa che ho capito mettendoci le mani dentro: la cosa che più conta in un progetto non è il progetto stesso. Sono le persone che lo rendono vivo.

Non siamo macchine, non siamo robot; La mia filosofia di project management si basa su un'idea semplice, che per me è diventata una verità assoluta: non siamo macchine. Non funzioniamo con un algoritmo. Ognuno di noi ha una sua storia, delle sue paure, delle sue passioni.

Ecco perché il mio approccio è totalmente human-first. Credo che la parte più importante del mio lavoro sia l'ascolto. Ascoltare davvero, non solo le parole, ma il non detto. Capire il bisogno che si nasconde dietro una richiesta, l'incertezza che sta dietro una domanda. Non è un processo, è una connessione.

Quando ascolti le persone e i loro bisogni, non stai solo gestendo un task; stai costruendo una fiducia, stai creando un ambiente dove ognuno si sente visto, capito e valorizzato. È in questo spazio che le idee più belle fioriscono, dove i problemi si trasformano in opportunità e dove si lavora con il cuore, non solo con le mani.

Per me, un progetto non può essere solo una lista di cose da fare. Deve avere un'anima, un "perché". Sono profondamente innamorata dei progetti che hanno un senso, quelli che non si limitano a vendere qualcosa, ma che lasciano un segno, che smuovono le persone, che hanno a cuore il benessere di chi li vive.

Il mio ruolo, alla fine, non è quello di un direttore d'orchestra che detta ogni singola nota (o almeno lo spero dai ahahah). Mi vedo più come una facilitatrice, una supporter, your first big fan. Il mio compito è aiutare le persone a trovare il proprio ritmo, a muoversi in armonia verso un obiettivo comune che, a quel punto, non è più solo un obiettivo aziendale, ma diventa anche un obiettivo personale.

Perché un progetto è un successo vero solo quando non solo si raggiungono i traguardi, ma quando lo si fa mantenendo la propria integrità, la propria umanità e il proprio equilibrio. CAN WE SAY IT LOUDERRRRR. E questa, per me, è l'essenza stessa del project management.

La mia recensione: "PROJECT MANAGEMENT" di Vincent Matthiessen

Ora passiamo al libro, che si presenta come una "guida alla gestione agile dei progetti". Con le sue 98 pagine, è un testo piuttosto agile già di per sé, e si rivolge a chi cerca un'introduzione rapida e pratica al mondo del Project Management.

Il mio giudizio in breve: Se sei un principiante, è un punto di partenza utile. Se cerchi una guida completa e approfondita, potresti voler cercare altrove.

Punti di forza del libro:

  • Accessibilità: Il linguaggio è chiaro e diretto. L'autore non si perde in tecnicismi complessi, rendendo il libro perfetto per chi si avvicina per la prima volta a questi concetti.
  • Focus sulle metodologie agili: L'opera promette di illustrare Agile, Scrum e Kanban, che sono gli approcci più richiesti oggi sul mercato.

Analisi delle metodologie presentate

Parlando dei tre medoti principali illustrati nel video ecco qui un mini mini riassuntino dei topic trattati;

  • Metodologia Agile: Il libro, con ogni probabilità, si concentrerà sui quattro valori e i dodici principi del Manifesto Agile, come l'adattamento al cambiamento e la collaborazione con i clienti. Il lettore otterrà una panoramica chiara del perché l'agilità è preferibile ai metodi tradizionali per molti progetti moderni. Tuttavia, non è da attendersi un'analisi approfondita delle varie implementazioni o delle pratiche avanzate.

  • Scrum: Questa sezione illustrerà i fondamenti del framework. Verranno sicuramente descritti i tre ruoli principali (product owner, scrum master, team di sviluppo), i quattro eventi (come la daily scrum e lo sprint planning) e i tre artefatti (come il product backlog). È probabile che l'autore si concentri sull'importanza delle sprint e del miglioramento continuo, offrendo una base solida per comprendere come questo metodo organizza il lavoro in cicli brevi e gestibili.

  • Kanban: Quello che personalmente preferisco e utilizzo da anni! Il libro spiegherà i principi chiave di Kanban, come la visualizzazione del flusso di lavoro attraverso una lavagna e la limitazione del lavoro in corso (wip). Ci si aspetta che vengano presentate le pratiche fondamentali, come l'esplicitazione delle policy e l'uso di feedback loop, rendendo il metodo comprensibile come un sistema di gestione del flusso continuo, a differenza dell'approccio a sprint di Scrum.

Se bene sia un libro introduttivo molto utile, proprio a causa della sua compattezza, un libro così breve difficilmente può coprire argomenti avanzati e cruciali del Project Management, andando a tralasciare così non solo alcuni aspetti tecnici, ma tutto quello che è il mio punto preferito: il lato umano di questo lavoro, la profonda connessione e comprensione che devi avere (e sviluppare nel tempo).

A chi lo consiglio: Questo libro è un ottimo trampolino di lancio per:

  • neofiti: Chiunque voglia capire le basi del Project Management senza sentirsi sopraffatto.
  • piccoli team o freelancer: Persone che gestiscono progetti in autonomia e hanno bisogno di un metodo semplice per organizzarsi.

Se invece sei un professionista esperto, o un aspirante Project Manager che cerca un testo per la certificazione, questo libro potrebbe essere troppo superficiale. È una guida pratica e concisa, non un manuale completo per padroneggiare la professione. Nel complesso, il libro di Vincent Matthiessen mantiene la sua promessa di essere una guida agile. È un buon punto di partenza, ma la vera esperienza si acquisisce poi sul campo.

Fatemi sapere se siete abbastanza pazzi da scegliere questo come lavoro;
un bacino,
S-
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